La seconda età

«Abbiamo due vite: la seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una»

(Confucio)

Prima o poi arriva per tutti, quel momento in cui ci si rende conto che il tempo è passato e che non torna indietro. Nella maggior parte dei casi è un compleanno a cifra tonda, 60, 70, a volte addirittura 80, quando non interviene prima un allarme fisico, una malattia debilitante, che costringe ridurre drasticamente l’attività.

Nella prima parte della vita si tende a non pensare che ci sarà un termine: soprattutto, si rimanda a “tempi migliori” l’impegno per la realizzazione dei sogni più importanti. Poi, per un qualsiasi granello nell’ingranaggio della routine, ci si sveglia e ci si accorge che si è in ritardo, che ci sarebbero state tante cose da fare, e che non sono state fatte. Di solito occorre qualche tempo, per prendere in carico questa conseguenza: per alcuni si tratta di giorni, per altri di mesi, a volte di un paio di anni, ma la consapevolezza arriva, che “il tempo è passato“.

Per chi, da molto tempo, si è abituato a pensare che la seconda vita sarà dopo la morte, questa crisi è generalmente lieve e passeggera, soprattutto se può contare su un personaggio cui confidarsi su questi temi. Di solito, l’eredità è il compenso per questa forma di “psicoterapia”.

Quando, invece, non si riesce ad illudersi in merito ad una seconda vita dopo la morte, la reazione di solito varia tra i due poli, del dare la colpa agli altri o dell’assumersene la responsabilità, con tutte le sfumature intermedie. Per dare la colpa agli altri, ci sono molti capri espiatori disponibili. C’è chi se la prende con la gioventù d’oggi, chi con la frenesia, chi con la tecnologia, con la chimica o con la politica. Il guaio è che, considerando “sbagliato” l’argomento incolpato del disagio, si tende a non aggiornarsi, e quindi a confermare il pregiudizio. Per esempio, chi si convince che la gioventù odierna sia male educata, finisce per raccogliere solo la documentazione che conferma la propria idea, e non si informa sulle tantissime attività costruttive che formano le generazioni del futuro, impedendosi di aggiornarsi. La scelta di dare la colpa agli altri comporta quindi l’isolamento o, nel migliore dei casi, l’adesione a gruppi in cui confortarsi nella nostalgia dei bei tempi andati.

Quando ci si rende conto che la vita è proprio una sola, il malumore è naturale: d’altro canto, fino all’inizo del secolo scorso la vita media mondiale si aggirava sui quarant‘anni, media costante da millenni. Oggi la vita media, almeno in Europa, è raddoppiata, e non fa ancora parte della tradizione una preparazione adeguata al “termine della prima vita”, anche se già Confucio se ne era accorto. Per giunta, la vita di oggi è stravolta in tutto, rispetto alla tradizione, ed i sogni fatti in gioventù hanno dovuto scontrarsi con strumenti e valori in grande cambiamento. I più, anche se non si rendono conto che il motivo profondo sta nella delusione dei sogni irrealizzati, provano disagio, e reagiscono secondo le modalità istintive di lotta contro chi viene identificato come colpevole.

Se tendono all’introversione, dànno la colpa a se stessi, ed iniziano una strada verso la depressione: progressivamente, ogni sogno si infrange contro il tempo che ne impedirà la realizzazione, perché ormai è troppo tardi per impegnarsi verso l’obiettivo. Le aspirazioni si sbriciolano, e la rassegnazione tende a prendere il sopravvento, in una vita sempre più dominata dalla distrazione, dalla televisione, dal gioco, qualche volta dall’alcol o dalla trasgressione, pur di non pensare al tempo che passa e alla fine che inesorabilmente si avvicina.

La causa della maggior parte dei disagi della cosiddetta terza età dipende, quindi, dalla mancanza di preparazione all’invecchiamento: mentre in passato l’organismo e la mente si avviavano in sintonia verso la fine della vita, che giungeva attorno ai quarant’anni, oggi la consapevolezza sopravvive molto più a lungo e, mentre l’organismo fa avvertire i limiti che aumentano con l’età, il pensiero continua a sentirsi vivace fino a che non si scontra contro l’evidenza della fine che si avvicina, con il crollo delle illusioni, il senso di un fallimento, anche se parziale, ed il bisogno di dar la colpa a qualcuno: o a sé, aprendo la porta alla depressione, o agli altri, inducendosi ad un isolamento.

La soluzione radicale consisterà nella preparazione, fin da giovani, alla vecchiaia: nel giro di qualche generazione si formerà una tradizione in grado di formare fin dall’adolescenza ad una vita più lunga di quella dei nostri bisnonni. Per noi, invece, che ci siamo accordi tardi che la vita è una sola, penso sia importante accontentarci di alcune tecniche.

Prima di tutto, occorre imparare a far pace con se stessi. Forse è uno dei temi rimandati da tempo, ma ora è indispensabile da raggiungere. Se sei arrivato alla seconda età vuol dire che il tuo istinto, la tua parte irrazionale, ha funzionato bene: in altri termini, sei il miglior amico di te stesso che tu possa avere. Far pace con se stessi è assimilare bene questa considerazione, e convincerti che di te puoi fidarti, visto che ce l’hai fatta.

In secondo luogo, bisogna saper dominare il pensiero. Forse, il limite maggiore del pensiero umano è costituito dalla capacità di accorgersi di quello che manca, mentre, per gli animali, è più importante vedere quello che c’è e, se manca qualcosa, cercarlo. Invece, per il pensiero umano, l’assenza diventa spesso un blocco, perché la mancanza diventa più importante della sostituzione. Si tratta di dare più importanza all’esperienza acquisita che non al tempo che resta, e fondare su questa la propria serenità. Guardare quello che c’è invece che quello che manca è un’abitudine importante da prendere, il più presto possibile: come mi diceva il mio Maestro Professor Costante Scarpellini, a guardare quello che manca, mancherà sempre tutto: è con quello che c’è che si può costruire. E, soprattutto con l’avanzare dell’età, è molto più utile sapere quello che si ha piuttosto che lamentarsi per quello che manca.

Terzo. A questo punto occorre prendere in considerazione la salute. Proprio perché l’organismo è la parte che più risente dell’invecchiamento, occorre rispettare le sue esigenze. Se l’età media, in passato, era di quarant’anni, ed oggi è diventata di ottanta, nonostante, per esempio, l’inquinamento, lo si deve soprattutto ai farmaci che, se opportunamente scelti e dosati, riducono le conseguenze del logorio dell’organismo. Per questo è importante scegliere presto un medico cui affidarsi con fiducia, e seguire accuratamente le sue indicazioni. Più presto lo si sceglie, meglio è, ma è importante anche potersi fidare: la fiducia è un grande valore aggiunto all’efficacia dei farmaci, quindi meglio cambiare medico piuttosto che restare con uno di cui non ci si fida. Amici e conoscenti possono sicuramente indicare qualcuno di cui loro sono contenti.

In ultimo, è necessario rallentare. Con la vecchiaia il tempo sembra accelerare, i giorni si susseguono sempre più velocemente e, mentre da piccoli sembrava impossibile diventare grandi, ora sembra ieri quando andavamo a scuola. Per questo è importante soffermarsi su ogni momento, e cercare le novità che porta. In particolare, vanno gustati i momenti di piacere. Si tratta di imparare ad assaporare un sorso di vino, sentendone l’aroma e lasciando fluire i ricordi, gustare una pietanza o un dolce, lentamente, così da non aver bisogno di esagerare, ma per trarne il massimo di piacere. Salvo casi eccezionali, la geriatria è d’accordo sull’importanza di un buon cibo, anche se in parte nocivo, purché gradito ed in dosi limitate: vivere bene allunga la vita, anche quella mentale, e fa star bene chi ci sta vicino.

Per questo bisogna imparare anche a trattar bene chi si occupa di noi: saper ringraziare, saper apprezzare, saper rendere interessanti le visite, sono sistemi per evitare la solitudine e per rendere la vecchiaia un periodo utile anche agli altri.

Pubblicato da

Alessandro Zucchelli

vedi www.sanzuc.it

One thought on “La seconda età”

  1. Io me ne sono resa conto già da tempo, nonostante la giovane età… il problema, spesso, è capire come vogliamo viverla, questa nostra vita!

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