Il “Complesso di Edipo” – parte IV – I problemi

«Le fiabe non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le fiabe dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti»

Un quadro completo sul Complesso di Edipo, a questo link

Il complesso di Edipo è stato approfondito da Freud in seguito all’analisi dei sogni dei propri pazienti: la chiave di lettura proposta dal fondatore della psicanalisi per FiabeItinterpretare i sogni si è rivelata così particolarmente feconda. Un suo seguace, B. Bettelheim non solo ha chiarito molto sulla tecnica dell’interpretazione dei sogni, ma ha anche applicato questa metodologia alle fiabe, ricavandone utilissime informazioni. Da parte mia ho applicato la tecnica di Bettelheim alle Fiabe Italiane e, prima che entrasse in vigore l’Albo degli Psicoterapeuti, nel 1989, utilizzavo proprio queste opere per affrontare molte problematiche dei miei clienti (non mi sono iscritto all’Albo e, da allora, non esercito più psicoterapie).

Appassionato come sono di teoria, ho comunque proseguito su questi studi, allargando l’analisi alla mitologia greca ed anche a quella moderna, considerando i fumetti della mascheraEvamia epoca come saghe in cui il tema profondo viene affrontato da diversi punti di vista. L’aspetto interessante è che la maggior parte di queste narrazioni, se lette come se si trattasse di sogni, affrontano tematiche relative al complesso di Edipo, proponendone soluzioni differenti a seconda delle necessità. In altri termini, evoluzionisticamente, possiamo dire che si sono tramandate quelle storie che si sono rivelate utili alla maturazione della persona, e che, con gli strumenti adatti, possiamo scoprire anche qualcosa in più sulle modalità trattamento di alcuni problemi.

La narrazione più antica e ancora tanto efficace, è l’Odissea, purtroppo tanto spesso bistrattata nella Scuola dell’Obbligo da renderla antipatica. Prima o poi dedicherò a questo compendio di saggezza qualche articolo. Per ora rimando ad una conferenza che ho registrato, e che mi sembra particolarmente esauriente: dato che la considero un Ulissetesoro“, ti invito a cercarla come una “caccia” sul mio sito. Non è nascosta, e non è difficile trovarla, ma è riservata a chi la sa apprezzare.

Per gli antichi Greci, ma probabilmente anche oggi, la conseguenza principale del complesso di Edipo era l’intelligenza critica, in grado di inventare l’inganno del Cavallo di Troia, ma incapace di risolvere il problema del rientro a casa: Omero, “sotto il velame de li versi strani” (Inf, IX, 63), spiega il percorso che deve seguire la persona intelligente per diventare padrone della propria vita, un insegnamento che, grazie al simbolismo comune ai sogni, è stato trasmesso di generazione in generazione fino ai giorni nostri, arricchendo di saggezza il pensiero inconsapevole, senza che l’intelligenza critica riesca ad accorgersene.

Alcuni aspetti del percorso indicato dall’Odissea, vengono ripresi da molte fiabe a protagonista maschile, soprattutto per il confronto con Polifemo, che viene sostituito dall’orco o dal gigante, come in Pollicino, nel Gatto con gli Stivali o in Ammazzasette. topolinoMentre Polifemo non è “cattivo“, ma solo animalesco, per le fiabe si richiede che il protagonista si schieri dalla parte della bontà per meritarsi la patente di virilità, che si conquista vincendo la forza mediante l’intelligenza critica, così come aveva già fatto Ulisse. Lo stesso tema viene ripreso dalla saga di Topolino, in particolare contro Gamba di Legno, in tutte le variazioni possibili di vittoria mediante l’astuzia sulla prepotenza.

Per le bambine, invece, le fiabe propongono una casistica molto più differenziata: se la dinamica del complesso di Edipo è fondamentalmente identica tra maschio e femmina, i ruoli dei protagonisti cambiano significativiamente, in quanto la madre aveva un’importanza affettiva rispetto al padre fin da prima che aumentasse la pulsione sessuale. Spesso, quindi, nelle fiabe, vi sono due figure materne: quella naturale, che “muore” quando la protagonista è piccola, e la matrigna, che ama il padre ma odia la figlia. Nella fiaba, la matrigna rappresenta così la grimildefigura che contrasta l’attrazione della figlia verso il padre, salvando così la figura materna naturale, e spiegando alla bambina che la vera madre le ha sempre voluto bene.

L’esempio più classico è costituito dalla fiaba di “Biancaneve e i Sette Nani“. Il tema del conflitto con la madre viene impostato sulla bellezza: come se, per contrastare il proprio impulso verso la figura paterna, la bimba si dicesse che il padre la rifiuterebbe perché non è bella tanto quanto la madre. L’assenza di stima da parte della figlia nei confronti della madre, rende quindi difficile l’identificazione, e questo porterà a relazioni superficiali, simboleggiate dai nani, nelle quali la figlia si scoprirà, comunque, a riprendere le modalità apprese dalla madre da piccola, occupandosi delle faccende di casa, col risultato di un conflitto interiore sempre più lacerante. Nella fiaba questo viene rappresentato dall’escalation di pericolosità negli incontri con la figura materna ormai vista solo come strega incapace di essere modello. Il conflitto tra l’impulso di stare con i nani e la norma acquisita dalla madre porta Biancaneve alla rinuncia della padronanza di sè, come se fosse morta, ammettendo così ogni interpretazione dalla passività all’isteria. La fiaba propone la soluzione mediante una relazione con il maschio impostata, ancora una volta sulla bellezza, ma anche di stima, capace di apprezzare la biancaneve3persona e regalarle un ruolo sociale di dominio, facendola diventare sua sposa e regina.

Confido, in altra occasione, di spiegare più approfonditamente le vicende che la fiaba presenta all’inconscio della bimba, per premunirla rispetto ai rischi di una identificazione parziale con la madre. In questo caso, la scelta della bambina per aiutarsi nel controllo della pulsione, è la bellezza: se da piccola è più bella la madre, con l’adolescenza diventa più bella la figlia, e perde così l’argine alla pulsione.

Un’altra fiaba molto diffusa, “La Bella e la Bestia” affronta il tema dell’innamoramento bellaBestiadella figlia per il padre, in assenza di una figura materna in grado di costituire un teorico argine alle pulsioni della figlia. In questo caso, la fiaba spiega che l’attaccamento tende ad evolversi sul piano platonico, andando a definire un legame di devozione lontanissimo da qualsiasi aspetto sessuato. Tuttavia, la figlia sente la pulsione e, se rifiuta qualsiasi maschio che le si presenti, finisce che, per un presunto amore per il padre, accetta una convivenza, anche se con ripugnanza. La soluzione proposta dalla fiaba, sta nell’umanità della “bestia”: quando la ragazza si accorge che soffre per lei, e che quindi c’è un legame maggiore rispetto alla ricerca di puro sesso, ecco che le si aprono gli occhi e si accorge che quel mostro, in realtà, era un bellissimo principe da sposare.

Un terzo esempio, sempre preso dalle fiabe più diffuse: “La Bella Addormentata nel Bosco“. Qui l’impostazione della problematica edipica è connotata dall’iperprotezione, simboleggata dal rifiuto di invitare la fata cattiva. L’ambiente impostato sul controllo di ogni emozione produce, anche nella bambina, il risultato di riuscire a tenere a bada i propri impulsi, simulando la perfetta padronanza di sè. Tutto questo, fino a quando, con la ripresa dell’attività ormonale, manifestata dal menarca e dalla perdita di sangue rappresentata dalla puntura dell’arcolaio, l’autocontrollo non si trasforma in un bloccobellaAddormentata totale: per alcune potrebbe rappresentare l’anoressia, per altre quelle forme di astenia e di abulia che sembrano depressione, ma sono solo forme di profonda censura su ogni emozione. La soluzione proposta dalla fiaba comporta prima di tutto la pazienza: come se dovesse passare un secolo, perché si richiede che le pulsioni si adattino a tanta repressione. A questo punto, solo l’uomo in grado di accettare e sopportare le difficoltà poste da questa chiusura, rappresentate nella fiaba dai rovi e dalla vegetazione che ha circondato il castello, sarà in grado di dimostrare un vero amore per la ragazza, e quindi di svegliarla dal rifiuto della sessualità che è diventato quasi un rifiuto della vita.

Si potrebbe continuare a lungo: le fiabe, che sono grarantite dalla tradizione, regalano informazioni preziose sulle modalità di educazione della personalità, perché, come già osservava Bettelheim, vengono ripetute soltanto quelle che hanno fatto bene quando, chi le ripete, era piccolo.

genderPrima di concludere questo ciclo sul Complesso di Edipo, una precisazione. La famiglia è in crisi, e spesso i figli si trovano a passare dalla fase del dramma mentre c’è burrasca tra gli adulti, o quando già i genitori si sono separati. Tutto questo, sicuramente, complica l’identificazione sessuale, e, non a caso, da qualche tempo si comincia a distinguere la sessualità fisiologia dal genere, che è la sessualità come viene vissuta dall’interessato. Per i genitori che si preoccupassero delle difficoltà procurate ai figli con la loro separazione, ricordo alcuni punti fondamentali:

  1. Se i genitori non avessero sbagliato a mettersi assieme, il figlio non ci sarebbe. Il matrimonio può essere stato un errore, ma il figlio è la conseguenza positiva di questo errore.
  2. In passato, quando non esisteva la possibilità di sciogliere il vincolo, non per questoviolenzaAssistita2 i figli non soffrivano le conseguenze di un matrimonio sbagliato, conseguenze spesso molto più gravi della separazione dei genitori.
  3. I sensi di colpa dei genitori non servono ai figli: anzi, fanno male. Meglio aiutarli, ricordando che, sia pure in modo differente, anche l’altro genitore li ama più di tutto.
  4. Non possiamo prevenire problemi legati al Complesso di Edipo: possiamo solo aiutare il figlio, non giudicandolo, e offrendogli tutta la comprensione per aiutarlo a stare bene con se stesso per poter star bene con gli altri

Come sempre, sono volentieri a disposizione, per i casi particolari, scrivendomi qui.

Pubblicato da

Alessandro Zucchelli

vedi www.sanzuc.it

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