Come si fa ad educare: 2° approfondimento

«Il volante in educazione»

 

Tre approfondimenti sull’articolo, “Capire come si fa ad educare con un esempio“: uno per il freno, questo per il volante, ed il terzo per l’acceleratore.

crescerePossiamo definire l’educazione come l’insieme degli interventi sui giovani per prepararli ad un inserimento sociale vantaggioso per loro e per la società. Questo significa che, per educare efficacemente, occorre avere ben presenti i vantaggi che si intendono raggiungere: praticamente, quali sono i valori ritenuti importanti tanto per i figli che per la società. Tutti, consapevolmente oppure no, fanno riferimento ad una scala di valori, in base alla quale decidere il comportamento: avendo appetito e passando davanti ad un banchetto di frutta mentre il venditore non guarda, c’è chi decide di tirare diritto e chi preferisce approffittarne per scegliere una pesca matura da mettersi in tasca; così come passando davanti ad una persona seduta per terra che chiede l’elemosina, c’è chi si ferma e lascia una moneta, e c’è chi lo ignora. Si tratta di scelte effettuate in base alla propria scala di valori, in questo caso, relativamente all’onestà ed alla solidarietà. Il senso fondamentale dell’educazione sta qui: i valori che consentano ai giovani di orientarsi nelle scelte in vista di quello che riteniamo più efficace per la loro serenità.bussola

I valori sono i criteri in base ai quali prendere le decisioni: più sono efficaci, più l’educazione procederà da sola, non solo evitando comportamenti ritenuti dannosi ma, soprattutto, scegliendo quelli che aiutano ad aumentare il proprio benessere assieme agli altri. Il giovane che ha imparato ad apprezzare il valore della conoscenza non avrà bisogno di stimoli per applicarsi nello studio; chi ama lo sport fa volentieri allenamento, e chi ha il valore della furbizia non fa fatica ad impegnarsi per sottrarre ai distratti gli oggetti preziosi. I valori guidano il comportamento e nei valori sta la chiave dell’efficacia educativa: per questo li ho rappresentati come il volante nell’esempio per educare meglio.

Non si può vivere senza valori, anche se, per vivere, non è necessario esserne consapevoli: la nonnisaggezza che si matura con l’esperienza, altro non è che una definizione sempre più precisa dei valori che hanno permesso di andare avanti con l’età. I valori non sono assoluti, non sono uguali per tutti: ciascuno ha i suoi. Per questo, se i genitori non provvedono a trasmettere i loro valori ai figli, ci penserà l’esperienza dei figli a costruire i loro valori: per questo capita che cosiddette “buone famiglie” si ritrovino figli con valori differenti, perché non hanno saputo trasmettere i loro. La consapevolezza dei valori è quindi la prima condizione del successo nell’educazione. Di conseguenza, è necessario che i genitori decidano di dedicare un po’ di tempo a questo lavoro fondamentale per il bene dei loro figli. Si tratta di identificare i valori fondamentali comuni ad entrambi: tanto per iniziare a parlarne, propongo qui un elenco approssimativo, di stimolo. Si può scaricare e stampare l’elenco e poi, separatamente, dare un voto (tra 0 e 10) a ciascuno dei termini proposti, quindi si sommano i punteggi ricevuti da ciascuno dei termini, e si sceglieranno i quattro valori che hanno ricevuto il maggior punteggio. Quattro, al massimo cinque valori sono più che sufficienti per definire un profilo educativo efficace. Una volta definiti questi valori, sarà utile tenerli bene in evidenza, almeno per un primo periodo, così da prendere l’abitudine di far loro riferimento.

Nel caso di genitori separati i problemi si complicano un po’, perché spesso alla base della separazione ci sta proprio una differenza di valori tra gli ex coniugi. Tuttavia, dato che questo passo è fondamentale per l’educazione dei figli, mediatoreritengo che varrebbe la pena di fare uno sforzo, ed eseguire il medesimo esercizio, eventualmente con l’aiuto di un mediatore familiare. Si tratta di stampare l’elenco che si trova a questo link, e dare un punteggio tra 0 e 10 a ciascuno dei termini, per sommare poi i valori dati dai due genitori a ciascuno dei valori. I punteggi che si otterranno saranno, probabilmente, più sfumati, proprio per i motivi di differenza tra i genitori, ma tuttavia efficaci, e saranno da scegliere i quattro che hanno ricevuto una votazione maggiore. Questi quattro valori dovranno diventare criteri educativi per entrambi i genitori. Occorre ricordare che, se i genitori non definiscono i valori comuni in base ai quali educare i figli, ottengono di annullare reciprocamente gli sforzi, col risultato di far pagare ai figli un alto prezzo per la separazione, il prezzo di un’educazione meno qualificata rispetto agli altri. Nel caso malaugurato che uno dei genitori non voglia partecipare a questo lavoro, suggerisco al genitore volonteroso, quello che tiene all’educazione dei figli, di non imporre i propri valori, pur ritenendoli, ovviamente, migliori, e aderire, invece, a quelli dell’ex coniuge. Infatti, la contrapposizione tra le due scale di valori è più nociva che non l’accettazione di una scala sola, anche se non apprezzata: per amore dei figli meglio rinunciare alla propria scala.

La definizione dei valori serve per stabilire i castighi (freni) ed i premi (acceleratore) in modo sereno: non saranno più legati all’emozione dei genitori, e diventeranno gli strumenti per la formazione dei figli. Diventa comprensibile così il motivo per cui i castighi, pur necessari, saranno da limitare al massimo, e più da minacciare che da mantenere: servono per conseguire l’obiettivo dell’acquisizione dei valori, e non per fare del male ai figli.

Il lavoro sui valori richiede un po’ di tempo. Prima di tutto perché il passaggio dal agendarendersi conto dei valori in base ai quali si vive alla gestione dei valori nell’educazione non è immediato: per evitare che si tratti di un entusiasmo che svanisce, suggerisco di segnare in agenda, ogni quindici giorni, un promemoria per il ripasso, per almeno sei mesi. In secondo luogo, il nuovo metodo modifica la gestione dei castighi: anche qui, uscire dall’abitudine di darli in seguito al malessere provocato dai figli, per deciderli in base alle correzioni di rotta, comporterà non poco tempo. Per le coppie in cui si va d’accordo, sarà piacevole accorgersi che ci si aiuta molto a vicenda, nel lavoro educativo: il coniuge diventa prezioso alleato nella costruzione dell’educazione dei figli, e l’efficacia aumenta. Per i coniugi in disaccordo, questo metodo può risultare difficile all’inizio, ma la progressiva serenità dei figli, nonostante la separazione, diventa motivo per continuare più tranquillamente almeno nel dialogo sulle tematiche educative.

Questo, a condizione di aver posto bene le basi all’inizio, sulla scelta dei valori: meglio non partire con la pratica fino a che non si ha raggiunto un’intesa profonda su quelli, eventualmente facendosi aiutare da amici stimati da entrambi i famigliaconiugi.

Con questo, dopo circa sei mesi di rodaggio di partenza, i risultati diventeranno la motivazione principale per andare avanti: ci si accorgerà di disporre delle leve dell’educazione, rendendola non dico facile, ma sicuramente gestibile, e riducendo lo stress di doversi occupare dei figli. Col prossimo articolo ci occuperemo dei premi, e la panoramica sarà completa.

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Pubblicato da

Alessandro Zucchelli

vedi www.sanzuc.it