Come si fa ad educare: 1° approfondimento

«Il freno in educazione»

Tre approfondimenti sull’articolo “Capire come si fa ad educare con un esempio“: questo per il freno, uno per il volante, ed il terzo per l’acceleratore.

L’educazione è una disciplina pratica, così come l’ingegneria, e ricorre a competenze di altre scienze per conseguire i propri risultati. Per questo, occorre una premessa, sia pur molto schematica, di psicologia.

apneaLa vita richiede che l’organismo possieda automatismi che ne garantiscano la sopravvivenza: se, per i mammiferi, non ci fosse la costrizione a respirare, la vita terminerebbe inesorabilmente, così come se non ci fosse il bisogno di mangiare e quindi lo stimolo alla ricerca del cibo. Analogamente, se non ci fosse un automatismo che spingesse all’attività sessuale, la specie si estinguerebbe. Gli automatismi di questo genere sono molto numerosi, e possono essere raggruppati nel concetto di impulso. Sono essenziali alla vita,  connotati da una sensazione di piacere, anche se costano fatica e, proprio perché legati alla vita, sono dotati di particolare intensità. Per di più, sono essenzialmente egoistici, in quanto esito dell’evoluzione: si sono salvati solo gli organismi che hanno messo la loro vita impulsivoprima di tutto.

L’impulso si pone inevitabilmente in contrasto con l’ambiente: per esempio, per quanto riguarda la necessità del cibo, non sempre la risposta avviene immediatamente, ed occorre che l’impulso venga inibito per evitare che l’animale affamato mangi sostanze indigeste. Il sistema nervoso provvede, registrando le esperienze e le loro conseguenze, a fornire un controllo all’impulso, così da ritardarlo e da utilizzare le forze a disposizione per risolvere il problema col minimo di danno. Abbiamo già visto in articoli precedenti questo processo, noto come “condizionamento operante” ed è questo il fondamento del “freno” di cui ho parlato qui, il tipo più semplice da applicare, come vedremo.

brancoTuttavia, esiste, per gli animali di branco, e l’essere umano è un animale di branco, anche un’altra modalità di controllo dell’impulso, perché la convivenza comporta rinunce agli istinti troppo egocentrici: si salvano gli individui che sanno limitarsi per avere i vantaggi del gruppo. Il gruppo insegna a limitare l’impulso: nel branco, il comportamento collettivo comporta limitazioni all’impulso, che vengono accettate da tutti.

Con queste basi, l’educazione può quindi affidarsi a due sistemi per insegnare il controllo dell’impulso individualista, e quindi asociale: il castigo ed il gruppo.

Il castigo è efficace, dal punto di vista dell’apprendimento, in quanto aumenta il costo del comportamento: l’importante è che sia percepito come tale da chi viene castigato. Per clessidra2esempio, togliere il tablet per un giorno o per un mese, di fatto non cambia molto per il giovane, che vede subito la perdita, ma non riesce a vivere la durata, mentre, dal punto di vista del genitore, togliere il tablet per un mese significa restare trenta giorni senza la possibilità di ripetere quel castigo, senza con questo aver aumentato significativamene l’efficacia del castigo stesso. Va notato come, grazie al funzionamento del sistema nervoso, la punizione ha qualche efficacia anche se solo immaginata: soprattutto dopo una prima volta, in cui è stata comminata, la minaccia diventa preventiva, e permette di “risparmiare” i castighi, a vantaggio della serenità di tutti.

Tutto questo comporta una riflessione importante a proposito dei castighi, perché troppo spesso vengono inflitti più per rabbia che per motivazione educativa, e, in questi casi, ottengono l’effetto contrario, per l’effetto dell’esempio. Per questo, una buona gestione arrabbiatadei castighi comporterebbe, come avviene in tutte le civiltà, il ricorso ad un Codice delle Pene. Come il giudice non può lasciarsi andare all’emozione nel momento in cui commina una condanna, così l’efficacia educativa del castigo passa inevitabilmente dal criterio della giustizia e non da quello dell’ira. Quando si è adirati non si danno castighi. Naturalmente, non è il caso di ricorrere ad un Codice, per amministrare i castighi, ma è fondamentale che siano proporzionali all’errore che si intende correggere, e sarà l’adulto a definire la proporzionalità, proprio perché è lui che valuta l’imporzanza della correzione.

I castighi sono necessari, come il freno, ma occorre ricordare che frenando sempre non si va molto lontanto. I sistemi utilizzati nell’antichità per avere servi ubbidienti consistevano in molte punizioni, ma siamo sicuri che ci interessino figli ubbidienti che restino servi? Per questo occorre ridurre i castighi al minimo indispensabile, eventualmente minacciandoli fino a che non viene raggiunto l’obiettivo senza con questo doverli mettere in pratica.

Il secondo sistema di controllo dell’impulso è legato alla vita di gruppo: gli animali che vivono in branco, e tra questi vi è anche l’essere umano, hanno bisogno di limitare l’impulso in nome della convivenza, e questo avviene mediante processi di imitazione, che non hanno a che fare con i castighi, mentre vengono successivamente appresi tifosiproprio in quanto forniscono vantaggi. Per l’essere umano e per i primati, il sistema è potenziato dai neuroni specchio. Uno degli esempi più evidenti, nella repressione dell’impulso, è costituito dal tifo calcistico, dove chi lavora tutta la settimana dedica il giorno festivo ai sacrifici necessari per seguire la squadra del cuore, diventando capace di fatiche collettive, almeno per muovendosi tutti assieme in modi spettacolari. D’altro canto, gli eserciti hanno sempre fondato la formazione alla fatica sulla motivazione al gruppo ed alla Patria, ed un maggiore dell’esercito inglese, Robert Baden Powell, utilizzò questo metodo a fini pacifici ed educativi, fondando i boy scouts.

Purtroppo, il sistema di formazione mediante la gestione del gruppo è oggi molto trascurato, anche se resta presente in molte attività extrascolastiche, soprattutto sportive. Per questo, l’esigenza di partecipazione al gruppo da parte dei giovani si sta sviluppando in altri modi, dove la componente formativa è lasciata alla spontaneità, come del resto avveniva in passato, con i gruppi che si formavano in strada. Oggi questi gruppi utilizzano i social ed i videogiochi, mediante i quali si apprendono le regole della convivenza tra coetanei e le PackManregole logiche per competer con i computer e con gli avversari nelle gare. Anche se i danni sono notevolmente inferiori rispetto a quelli proclamati da chi non conosce questi strumenti, sarebbe sicuramente più utile se si potesse intervenire su queste attività anche con competenze di tipo formativo. Un adulto che si cimentasse in un videogioco difficilmente resisterebbe mezz’ora, dato lo sforzo intellettivo richiesto: i giovani vi trascorrono le ore, impegnadosi più che per lo studio, e non si stancano. Sono quindi sistemi che consentono di apprendere il controllo dell’impulso: probabilmente in futuro diventeranno sistemi efficaci anche per altri apprendimenti.

Tra i sistemi di controllo determinati dalla sensibilità al branco, c’è anche l’esempio. Tuttavia occorre ricordare che l’esempio efficace non è quello che viene dato, bensì quello che viene appreso: i figli non imparano dai genitori quando fingono un comportamento “di buon esempio“, ma quando vedono comportamenti che risultano efficaci alla soluzioni dei loro problemi. Il genitori che insulta il coniuge per potercrisiCoppia prevalere, diventa esempio efficace per i figli, proprio perché il comportamento ha successo. Quindi, se ti accorgi che devi “impegnarti” per dare il buon esempio, chiediti subito a) se il tuo metodo “spontaneo” è proprio così sbagliato: nel caso, cambialo per te, non per i figli, e b) se il metodo proposto col buon esempio non rischi di complicare la vita dei figli quando tu risolvi i tuoi problemi più semplicemente.

In conclusione, 1 – il freno è necessario, per limitare l’impulso egocentrico e consentire di vivere assieme agli altri; 2 – il castigo è il sistema più diffuso, ma non per questo il più efficace;  3 – I castighi vanno dati con equità e quindi senza arrabbiarsi; 4 – a parità di risultati educativi, meno castighi si dànno e meglio è; 5 – in gruppo si impara a controllare l’impulso in modo divertente ed efficace; 6 – L’esempio è quello che vedono i figli, non quello che ci si sforza di dare.

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Pubblicato da

Alessandro Zucchelli

vedi www.sanzuc.it

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