La cattiveria dell’essere umano

«L’uomo ha inventato la bomba atomica, ma nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi»

(A. Einstein)

In realtà, con buona pace di Einstein, i topi si limitano a sbranare il loro simile se non ha il medesimo odore, così come avviene in generale per i mammiferi. Per tutti gli animali LottaLupi il razzismo è istintivo e violento, e la differenza di odore, tra i mammiferi, è sufficiente per giustificare la rivalità e quindi l’assalto. Nei primati, l’omicidio avviene addirittura nel medesimo branco. Come ha potuto osservare direttamente l’etologo Frans de Waal la successione del capobranco non avviene in modo incruento, e di notte, una scimmia anziana, assieme a chi lo sostituirà, lo uccidono nel sonno. Senza prendere in considerazione gli insetti, dove il maschio viene spesso eliminato dalla femmina subito dopo la fecondazione, negli animali superiori l’aggressività LottaCerviintraspecifica esiste, soprattutto per quanto riguarda la selezione della specie, dai combattimenti degli ungulati per la contesa sulle femmine, ai conflitti per il territorio.

Ma l’essere umano è davvero così cattivo? Parafrasando Einstein, quanti topi hanno inventato l’ambulanza, l’ospedale, hanno studiato medicina per salvare i loro simili? È vero, ci sono guerre e conflitti, e si pensa che questo sia sintomo di cattiveria: di fatto, chi combatte lo fa quasi sempre per amore, per difendere i propri cari, accettando un leader che lo aiuti a non soccombere. I terroristi suicidi islamici mirano a difendere la loro religione, e ogni nazione dispone di un esercito per proteggere i propri cittadini.

Con la diffusione della cultura, si è diffusa l’idea dell’aggressività umana: in passato, eroi greciquando ce ne era di più, era, invece, un valore. Tutte le opere classiche, letterarie o figurative, esaltavano le violenze degli eroi, e le strade si ornano ancora di monumenti a condottieri famosi per aver ucciso tanti nemici. La cultura da una parte, il grande spavento della conclusione della seconda guerra mondiale dall’altra, hanno via via orientato alle meditazioni sull’aggressività dell’essere umano, portando alla diffusione della convinzione che sia l’animale più aggressivo. Invece, quasi otto miliardi di individui sono oggi in grado di convivere in relazioni quasi sempre pacifiche, pur con qualche eccezione, per la quale comunque si sta lavorando. Mentre la prima e la seconda guerra mondiale sono state precedute da numerose manifestazioni di piazza inneggianti al desiderio di combattere, oggi i cortei, anche quelli violenti, chiedono la pace.pacifisti

Quindi, mentre in passato c’era più aggressività nei confronti dei propri simili, e si cercava anche di aumentarla, oggi ce ne è di meno e si vive come se ce ne fosse di più, pur con quelle eccezioni delle nazioni che ne hanno ancora bisogno, soprattutto quelle che vivono in dittatura. In altri termini, l’essere umano è il menocattivo” tra gli animali e, a mio parere, è ora di cominciare a prenderne coscienza.

Uno dei maggiori studiosi dell’aggressività, K. Lorenz, ha posto le basi per comprendere la legge fondamentale di questa componente del comportamento. Studiando il colore dei pesci, e il canto degli uccelli, si è accorto che per stare in banco o in stormo devono avere le stesse caratteristiche: i pesci si riconoscono dalla livrea, gli uccelli dalla modalità di comunicazione sonora. Invece, per i mammiferi, è l’odore che determina l’appartenenza al branco. Praticamente, per tutti gli animali, l’uguaglianza porta la pace, e la differenza porta guerra. Si tratta di una legge profonda, che decide a priori se un animale attaccherà un proprio simile, oppure conviverà in pace. Per l’essere umano, l’uguaglianza si estende a tanti altri aspetti, dal canto alla divisa, all’empatia e alla uniformicapacità di provare gli stessi sentimenti. Sicuramente, è più difficile andare d’accordo con persone che hanno odori differenti (avvertiti come puzze) o gusti, o abitudini, mentre quando si fa amicizia si tende a cogliere l’uguaglianza che unisce, dalla religione al gusto per quella musica. I musulmani possono uccidere i cristiani in quanto sono diversi da loro: ogni conflitto si fonda su un particolare che definisce la differenza, che sia la nazionalità o il ceto sociale, i gusti nel cibo o i criteri nella scelta dei consumi.

Questo significa che, per aumentare la pace, occorre aumentare la sensibilità all’uguaglianza, e il percorso non è facile, come si recita ogni domenica nelle messe cattoliche, durante il Gloria.

A ben guardare, sono pochissime (e patologiche) le persone che fanno del male agli altri esclusivamente per un proprio tornaconto: la quasi totalità non intende fare del male,tifoseria ma si limita a cercare il bene dei propri cari, prima di tutto i figli, poi gli amici ed i parenti, spesso anche molti di più. Si guarda l’aggressività altrui perché offende, ma, quando la si esercita, si sa che è dettata dalla necessità di difendersi. E questo vale praticamente per tutti. Chi sostiene un partito o tifa per una squadra finisce per essere nemico degli altri, ma lo fa per solidarietà con chi la pensa come lui e, se nelle discussioni arriva ad offendere o anche alla violenza, è solo perché sente minacciato il suo gruppo, pensa di essere odiato e quindi risponde con odio. Analogamente, anche molti casi di reati di violenza sono dettati più dalla difesa da un presunto attacco che non da odio puro. Questo, naturalmente, non li giustifica, ma indica la strada per la prevenzione e per la cura.

La pace non passa dal diventare tutti uguali, omologati: passa dal ritenersi uguali agli altri, con i medesimi diritti e doveri necessari per convivere. Oggi, questo obiettivo sembra ancora distante, ma solo cento anni fa le differenze erano molto più evidenziate, il razzismo era difeso, non solo come patriottismo, ma anche come campanilismo, e i nostri nonni stavano combattendo, nel 1917, la guerra più sanguinosa che ci sia mai

Taize
sacerdoti e pastori a Taizé

stata. Negli anni ’40 nasceva la comunità di Taizé, che ha promosso la pacificazione tra cattolici e protestanti, in un periodo in cui erano ancora violentemente ostili gli uni agli altri: solo nel 1970 riuscirono a riunire 2500 giovani di tutte le religioni cristiane per una prima Pasqua comune. Oggi siamo tanto distanti dai pensieri così ostili, che questi episodi sembrano preistorici, e quando si studia la strage degli Ugonotti riesce difficile pensare che i cattolici abbiano potuto passare a fil di spada almeno cinquemila persone, comprese le donne ed i bambini solo perché di religione diversa.

 

L’essere umano cerca la pace, ed è molto più pacifico degli altri animali: questo non significa che sia facile e che non ci siano difficoltà, ma il progresso è segnato dai passi avanti nella costruzione di un accordo con un numero sempre maggiore di persone. L’industria, anche se non sembra, è il risultato di persone che sanno collaborare: un vertigobastimento, un grattacielo, un’autostrada, sono risultati possibili solo mediante il lavoro coordinato di tanti individui che, da soli, non riuscirebbero ad ottenere nulla.

Per questo, penso fondamentale cominciare ad evidenziare l’uguaglianza degli esseri umani, invece della cattiveria o della guerra, rinforzando questo processo iniziato con la vita, a realizzarsi in una pace universale.

 

Pubblicato da

Alessandro Zucchelli

vedi www.sanzuc.it