A cosa serve comunicare?

«Non si può non comunicare»

(P. Watzlawick, 1° Assioma sulla Comunicazione)

Nonostante si cominci a comunicare fin dal primo giorno di vita, mediante il pianto, comunica1tuttavia è molto raro che si dedichi qualche riflessione al capire a cosa serva comunicare. Lo si fa, e basta. Si passano le ore a comunicare o a ricevere comunicazioni, dai media o dai social, senza sapere perché si comunichi, e che cosa sia la comunicazione.

Possiamo subito riconoscere che la comunicazione consista in uno scambio di messaggi, ma il vero problema è cosa ottengano i messaggi, quale sia il loro effetto.

Il sistema nervoso è sempre attento ad ogni variazione dell’ambiente: la percezione funziona così, abituandosi a ciò che è costante ed attivandosi quando cambia qualcosa. Il messaggio è, sempre, un insieme di variazioni. La condizione, quindi, per cui vengacampanello ricevuto, è che la percezione sia attiva: per esempio, che chi riceve non stia dormendo. In altri termini, ogni variazione percepita dal sistema nervoso può diventare un messaggio, e questo dipende dalla predisposizione del sistema nervoso stesso. Quando si ha fame, e qualcuno ha fatto il minestrone, si percepisce un profumo appetitoso. Al contrario, dopo mangiato, il medesimo minestrone produce un odore che diventa fastidioso.

Come per l’odore, ogni messaggio assume il significato che gli attribuisce chi lo riceve, in funzione della propria condizione. Per la persona in ansia, il più piccolo rumore diventa un allarme, mentre quando si è tranquilli è facile sopportare anche il frastuono delle campane della parrocchiale vicina. Queste reazioni sono comuni agli animali: anche loro leonepercepiscono le variazioni, ed in base al loro stato d’animo, decidono che impiego farne. Un leone sazio ignora l’odore della zebra, ma se ha fame lo riconosce anche a centinaia di metri di distanza.

Per l’essere umano, oltre alle variazioni che vengono percepite dagli animali, si aggiunge la parola, e anche per la parola avviene il medesimo processo: il messaggio viene ricevuto e letto secondo la disponibilità di chi lo ascolta.

L’aspetto interessante, è che quando un messaggio viene ricevuto, si ottiene un cambiamento: il profumo del minestrone fa venir voglia di mangiarne, il rumore fa sobbalzare la persona in ansia, la lettura di questo articolo modifica la conoscenza di chiurlo lo legge. La comunicazione serve proprio a questo: ad ottenere un cambiamento. Se non c’è cambiamento, non c’è comunicazione.

Questo comporta che si aprono due strade, due modalità di comunicazione. La prima è quella che hai usato fino ad ora, e che possiamo chiamare “espressiva“. Determinata dal bisogno di buttar fuori, ex-premere, il messaggio. Fino ad ora, il parlare derivava dall’interno, dalle tue esigenze, dal bisogno di far cambiare gli altri senza sapere come fare.

La seconda è quella che cominci a vedere possibile, e che possiamo chiamare “mirata“. Se la comunicazione produce cambiamento, allora si tratta di chiedersi quale cambiamento si voglia, ed averlo ben presente. Anche se non è sufficiente, e in altra sede obiettiviapprofondiremo, questo è comunque il primo passo per migliorare notevolmente la comunicazione: sapere che cambiamento vuoi produrre nella persona che ti ascolta. Perché se sai che cambiamento vuoi produrre, allora non sei più spinto dall’urgenza del tuo bisogno, ma pensi alle parole più adatte per spiegare e convincere il tuo interlocutore in merito al tuo obiettivo.

Non solo: se sai che cambiamento vuoi ottenere, riesci ad accorgerti di quanto sia possibile, se sia possibile, e quanto tempo possa essere necessario. Comincerai anche a pensare quanto possa essere d’accordo il tuo interlocutore sul cambiamento che desideri, e troverai le strade più opportune. Per ora, comunque, comincia ad imparare a sapere quale cambiamento vuoi ottenere: ci vorrà un po’ di tempo perché diventi un’abitudine consolidata ma, dato che è efficace, calzevedrai che i progressi saranno costanti. Tieni presente che, quando vuoi prendere un paio di calze dal cassetto non ti chiedi quali movimenti siano necessari al tuo corpo e alle tue dita per prenderle: basta conoscere l’obiettivo, ed il tuo corpo esegue movimenti anche molto complessi. Così funziona anche per la comunicazione: tutta la tua esperienza costruita fino ad oggi ti verrà in aiuto se saprai definire bene quello che vuoi, quale cambiamento vuoi ottenere in chi ti ascolta. E, per adesso, buon esercizio!

Pubblicato da

Alessandro Zucchelli

vedi www.sanzuc.it