L’età che avanza

«La vecchiaia è come un paese straniero: una vacanza per chi ci arriva preparato, ma per gli altri è un esilio»

(B. Skinner)

Sembra quasi un ossimoro, ma non c’è ancora tradizione su come affrontare la vecchiaia. Ma, quello che è peggio, non c’è, e non ci sarà, nemmeno Selezione Naturale chDarwine la sostenga.

La Selezione Naturale funziona così: si salvano i figli di chi 1) arriva a procreare e, 2) riesce ad allevarli fino all’età in cui a loro volta faranno figli. Questa regola è fin troppo banale, ma severissima, e la società può essere letta come le relazioni che si sviluppano tra coloro che hanno superato la Selezione Naturale. Per la Selezione Naturale non c’è né bene né male: c’è solo morte per chi non è adatto all’ambiente.

La Selezione Naturale determina quindi la vita fino all’età della procreazione. Dopo qanziano1uell’età, va bene tutto: che si muoia in un incidente stradale, o che si campi centocinquant’anni, non vengono modificate le caratteristiche della popolazione, perché i figli ormai ci sono. In particolare, non c’è selezione in merito all’invecchiamento, e quindi non si sviluppa un “buon senso naturale comune” che aiuti a trovare le soluzioni migliori per affrontare i disagi dell’età.

Di conseguenza, per chi desidera invecchiare serenamente, è necessario adottare due strumenti fondamentali: prepararsi in tempo e frequentare gli anziani per capire bene quali saranno i problemi concreti da affrontare.

Prepararsi in tempo vuol dire, prima di tutto cominciare, dai quarant’anni in poi, a prendersi cura della salute. La vita media dei nostri avi era appunto 40 anni e, se medicovogliamo allungare la permanenza occorre prevenire i malanni cui siamo geneticamente destinati: gli esami di routine, almeno una volta l’anno, permettono di sapere in tempo a quali farmaci ricorrere per evitare conseguenze più gravi. Naturalmente questo comporta un buon rapporto di fiducia con il medico di base: non stancarti di cambiarlo fino a che non trovi quello cui ti senti di affidargli la tua salute.

Il problema maggiore della vecchiaia è la solitudine: prepararsi in tempo vuol dire cominciare presto a seminare buone relazioni, costruendo amicizie solide, possibilmente ricattoAffettivoanche nella parentela. È bene ricordare che non si tratta di regalare per avere gratitudine: non sarebbero regali, ma ricatti affettivi subliminali. Le buone relazioni vanno costruite con alleanze autentiche, pensando al bene della persona che si vuole aiutare, in una visione di autentica partecipazione sociale.

La perdita di autonomia è un altro aspetto da prendere in considerazione: chi ti aiuterà, quando sarai anziano? Pensi di restare a casa tua, e confidare su un aiuto esterno o di passare ad una residenza specializzata? Se pensi di restare a casa tua, provvedi in tempo a renderla agibile e comoda anche nel caso dovessi girare con una carrozzella: adattarla quando se ne ha bisogno è molto più gravoso.

La depressione è tipica di chi è anziano: è, prima di tutto, la conseguenza del sentirsi volontariatoinutili. L’essere umano è “animale di branco“, e sta bene quando interagisce produttivamente con gli altri. Per questo è importante mantenere vive attività di collaborazione: il volontariato, in particolare, è fondamentale per reagire al sentimento di inutilità. Fino a che sei in tempo, cerca un’associazione che ti dia una buona motivazione per fare qualche fatica a vantaggio di chi ha bisogno, e per la quale possa renderti utile anche quando avrai perso autonomia. Tieni anche presente che si possono regalare telefonate agli amici: anche quello è volontariato, e mantiene vivaci, nelle relazioni con gli altri.

In più, quando si invecchia, non si possono più correggere le realizzazioni dei progetti: i sogni di gioventù restano incompleti, ed occorre adeguarsi. In particolare, in questo periodo storico di aumento di difficoltà, il problema è particolarmente diffuso e pesante. Nel secolo scorso l’economia ha avuto un balzo in avanti, permettendo di sognare e facendo credere che tutto fosse facile. Ora, invece, tornano le difficoltà, ed occorre adattarsi: non è colpa tua se le cose sono cambiate, ma è facile pensare che, se EuRottonon sei riuscito, sia dovuto a te e non a questa virata che sta coinvolgendo l’umanità intera. Pensare in questo modo ti deprime soltanto. Per questo è importante abituarti, fino a che sei in tempo, a constatare quello che hai e quello che hai costruito, invece di quello che manca o che non sei riuscito. È su quello che hai fatto che puoi continuare, mentre pensare a quello che ti manca o che avresti potuto fare, ti butta giù di morale, senza aprirti vie di soluzione.

Una parola anche per l’eutanasia: l’allungamento della vita comporta l’aumento del rischio della perdita della dignità. Una legge che rimetta la proprietà della vita nelle Eutanasiamani dell’interessato sarebbe una questione di civiltà, anche se presenta molte difficoltà perché deve garantire il diritto in modo assoluto. Poi, ciascuno decida come preferisce, ma senza delegare alle Istituzioni che preferiscono uccidere in conseguenza ad un errore che non per aderire alla volontà di chi lo richiede.

Pubblicato da

Alessandro Zucchelli

vedi www.sanzuc.it