Distrazioni

«Quid fugis? … Fugis tecum! (Da cosa scappi, se scappi con te stesso?)»

(Seneca)

Marco Montemagno, in un recente post su FaceBook, prende in considerazione il peso montemagnodella distrazione nella vita moderna, tanto dal punto di vista di chi lavora e, distratto, rende meno, quando da quello di chi si troverà costretto a modificare le proprie strategie per poter arrivare meglio ad utenti distratti.

Già Seneca, nella meravigliosa lettera a Lucilio (Liber III, epistula XXVIII – Epistule Morales ad Lucilim), parlava dei vari tentativi di dimenticare i propri difetti mediante la distrazione dei viaggi, e citava Socrate che la pensava allo stesso modo. Fin dall’antichità, la distrazione era un problema: in mancanza di internet, si viaggiava e, forse, era più evidente che serviva soprattutto per scappare da se stessiviaggioe cercare di dimenticare i propri difetti.

La fuga da se stessi entra nei problemi da approfondire da quando Freud la considera una forma di resistenza al cambiamento da parte del cliente in psicanalisi. Per altro, la cultura della saggezza orientale, in particolare del buddismo, propone lo stesso ostacolo al raggiungimento della pace interiore.

Ma è vero che si scappa da se stessi? La maggioranza delle persone scappa da se stessa, ma non lo sa, non sa di scappare. Nemmeno tu, probabilmente, pensi di avere una tensione che ti spinga a scappare da te. Eppure puoi notare tanti motivi da cui dedurre che anche tu fuggi dall’attenzione al tuo profondo. Il primo sintomo è il bisogno di distrazione, di riempire ogni mGaberomento, la difficoltà a rimanere nel silenzio, ad ascoltarti. Probabilmente non hai mai pensato che un’ora di coda allo sportello delle Poste è una buona occasione per stare con te stesso: invece, tendi a considerarla una tortura, perché non hai distrazioni. Un altro sintomo di fuga è, generalmente, l’incapacità di approfondire tematiche personali. Un buon esempio di questo tipo di fuga da sé è fornito da G. Gaber in questo brano. Ancora, scappi quando, pur non stando bene, eviti il confronto con chi potrebbe aiutarti.

Ma perché si scappa? Il motivo principale è costituito dal sospetto di convivere con un mostro interiore, da tenere a bada e da controllare costantemente. Quando eri piccolo, e volevi tanto fare il bravo bambino, e ti scappava di disubbidire, o di rubare la marmellata, o di tentare di salire sulla credenza… il mostro interiore prevaeleganteleva, e poi arrivava la sgridata. E anche oggi, se guardi gli altri, quelli di successo, sembra che non facciano fatica a comportarsi come si deve, a dire le parole giuste, a scegliere i passi migliori per la loro carriera. Per loro, sembra non ci siano problemi: hanno una testa decide per il meglio ed un corpo che esegue tutto con precisione. Mentre, invece,  per te, sai che la testa non sempre sa cosa decidere, ed il corpo, se non stai attento, decide prima della testa, e combina qualche guaio. E allora, impari a controllarti, a nascondere le tue impulsività, a imitare coloro che ti sembranogiusti“. Da sempre una grande parte del mercato fornisce risposte a queste domande, dicendoti come vestire, quale musica è più bella, qual è il film da vedere, ed quale partito è meglio votare. Per chi non può contare sul proprio intuito, per chi è convinto di essere poco normale, il mercato offre ogni giorno le soluzioni più indicate, da scegliere per mimetizzarsi in mezzo ai normali.

So che è difficile crederci, ma anche quelle persone che ti sembrano “giuste” sono maschere, come te. A meno che non siano matti, ma è raro. Tutte le persone normali convivono con quella parte della personalità che Freud ha chiamato Id, termine latino che significa, praticamente, “il coso“. E Freud sosteneva che l’Id fosse diabolico e perverso: il mostro dell’impulsività  che appena può sfugge al controllo con scatti d’ira e gesti pericolosi o, se gli viene impedito, si scarica nei lapsus. In altri termini, se non hai raggiunto quel successo che desideri tanto, non è per colpa del tuo mostro interiore, del tuo essere sbagliato, ma di tanti altri motivi che hai trascurato, proprio perché pensavi che fosse colpa del tuo mostro interiore.

Tutti si sforzano di tenere a bada l’Id, e di tenere nascosta il più possibile quella parte asociale e pulsionale che viene vista come pericolosa. Se tu potessi accedere all’intimità di quelle persone che consideri esemplari, molto probabilmente troveresti i tuoi stessi problemi, affrontati in modo diverso, ma sostanzialmente uguali. Qualcuno è riuscito ad arrivare alla pace con se stesso, ma siamo relativamente in pochi e, comunque, siamo tutti partiti da una condizione come la tua.

Lesa paura che l’Id esca, che sfugga al tuo controllo, di solito, si chiama ansia, quello stato non meglio definito insicurezza che, ormai per abitudine, hai imparato ad attribuire a qualsiasi cosa possa verosimilmente far paura. Il fatto che ciascuno attribuisca la propria ansia a motivi differenti dovrebbe convincerti che per tutti l’ansia è dovuta al problema dell’autocontrollo: invece, ciascuno cerca di specializzarsi nella propria fragilità, e cerca di distrarsi dal problema del rapporto con l’Id, per evitare ulteriori ansie.

Per esperienza, tanto sulla mia pelle che su quella delle persone che mi hanno chiesto aiuto, so che tanti ricordi, legati all’id, sono regolarmente rimossi, e vengono fuori solo quando si riPsychelpesce a parlarne con una persona di cui ci si fida. Se, poi, si riesce ad organizzare questi ricordi, allora diventa possibile conoscer l’id ed accorgersi che non è un mostro, non è diabolico e perverso, ma si, invece, tratta di un caro  amico profondamente buono e generoso, che ti ha aiutato fino ad oggi. Tuttavia, se non lo verifichi concretamente, non ti è possibile crederci ciecamente: per verificarlo, è necessario il confronto. Solo se puoi provarti che il tuo id è tuo amico, puoi smettere di scappare da te stesso, ma per provartelo tu non basti: ti serve un testimone che ti assicuri che non ti stai imbrogliandoti da solo. Ed è meglio se questo testimone è uno che di queste cose se ne intende.

Pubblicato da

Alessandro Zucchelli

vedi www.sanzuc.it