Rimorsi e sensi di colpa

«Non ci sono né angeli senza passato, né diavoli senza futuro»

Probabilmente, quepsychollo dei sensi di colpa è anche un tuo problema e, sempre probabilmente, da tempo ti pesano ma non riesci a trovare il modo per liberartene… anche perché, diciamocelo, l’idea di rivolgerti ad uno psicoterapeuta senza sapere come ne verrai fuori, ma con l’unica certezza che ti costerà, non ti ha ancora convinto del tutto…

Allora ti propongo un esercizio. Fermati un istante e prova a pensare se esistano persone che non soffrano di sensi di colpa.

Credo che, dopo qualche istante di incertezza, possa venirti allaHitler mente un elenco, che si allunga sempre di più… e li riconosci: sono le persone che ti hanno fatto del male, le persone che fanno del male, a te, ai tuoi cari, agli altri in generale. Hitler poteva avere sensi di colpa? Nerone? gli inquisitori? i boia? e la lista continua…

Se prendi in considerazione le persone che stai inserendo nella categoria di chi non ha sensi di colpa, ti accorgi che appartengono tutti alla classe dei «cattivi», e che, a questo punto, il gruppo dei «cattivi» coincide con quello di chi non ha sensi di colpa.

Cominci ad intuire: se chi non ha sensi di colpa è cattivo, il motivo principale per cui ami tanto i tuoi sensidolore di colpa, è perché preferisci soffrire, ma avere la riprova che sei buono. Possiamo affermare che chi soffre per i sensi di colpa, sicuramente non ha sbagliato volendo sbagliare, e quindi non è cattivo.

Lo sai, i «veri buoni», sono quelli che di male non ne fanno mai… ma tu il male non riesci ad evitarlo, quindi, per non essere cattivo, ti costringi a non abbandonare i tuoi sensi di colpa, indossando questo cilicio virtuale, per sentirti un po’ in pace con te stesso.

Per fortuna, in tutto questo ragionamento, c’è un errore. Un errore di metodo e di osservazione, e riguarda le persone che hai collocato nella lista «nera», dei «cattivi che non hanno sensi di colpa».

Ne hai mai conosciuto uno, di questi? Intendo, conosciuto da vicino, spacciatorepotuto parlare, confrontarti con lui? Da parte mia, ho avuto la fortuna di trascorrere tredici anni in carcere, e di conoscere tante persone che vengono considerate cattive. Nel mio lavoro di collaboratore presso l’Educatore del carcere, ho potuto interrogare molti detenuti, e cercare di capirne la personalità: truffatori, spacciatori, ed anche assassini ed assassine. Non sempre provavano sensi di colpa per il reato: soprattutto i truffatori ne vanno spesso orgogliosi, ma questo non vuol dire che non provassero rimorsi per altri errori commessi, per esempio a danno dei loro cari o delle persone amiche.

In altri termini, la coincidenza tra cattiveria e insensibilità alla colpa è falsa. Chi ti ha fatto male, forse non prova sensi di colpa per il male che ti ha fatto, ma ne prova per altri motivi, come succede anche per te, quando decidi di farti spazio, di ottenere quanto ti spetta, e per questo ti senti costretto a fare del male ad altri: non provi senso di colpa, minnocentea, al contrario, anche l’orgoglio di essere riuscito nei tuoi obiettivi.

L’amore per i sensi di colpa, il motivo per cui fai tanta fatica a liberartene, non è una garanzia di bontà e, se ti penti del male che hai fatto, non per questo hai il permesso di dichiararti innocente.

Invece, se ti capita di fare del male a qualcuno, e non avresti voluto farlo, allora la soluzione passa dal correggere, dal riparare.

Riparare agli errori commessi non solo risolve i sensi di colpa, ma permette realmente di evitarli in futuro: la fatica necessaria per correggere viene memorizzata, e trasforma l’errore in buon senso. In più, la riparazione è un buon sistema per mettere i piedi per terra: mentre i sensi di colpa sono astratti e si manifestano con un disagio diffuso, la riparazione è concreta e si può misurare, si può vedere quanto si fa per correggere l’errore.

Sostituire il senso di colpa con l’impegno alla correzione è la chiave di un cambiamento profondo. Prima di tutto, perché imposta il bisogno di sentirsi buoni sulla concretezzcorrezionea del fare realmente del bene, in quanto si agisce per riparare all’errore. In secondo luogo, perché la superficialità che era abituata a fondarsi sul patire per il rimorso, si trasforma in maturità che riduce le probabilità di errore e valuta le ipotesi di correzione, ed in terzo luogo perché libera efficacemente dal disagio dei sensi di colpa.

Non sempre è possibile correggere: ci sono errori che non ammettono riparazione, come, al limite, l’omicidio. Ma non è che una vita di rimorsi possa far tornare in vita la persona ucimpegnocisa. Le vie di riparazione, in questi casi non arriveranno alla soluzione completa, ma non per questo non esistono: basta cercarle. Dall’impegno per prevenire errori simili anche da parte di altri, alla devoluzione di una cifra o di tempo a favore di chi si trova in difficoltà, allo studio di soluzioni che impediscano il ripetersi dell’errore commesso, l’importante è trasformare un disagio interiore come il senso di colpa in una attività concreta e riconoscibile.

I sensi di colpa si possono eliminare: basta smettere di averne bisogno.

 

Pubblicato da

Alessandro Zucchelli

vedi www.sanzuc.it