Dedicato a chi non crede alla psicologia, ma anche a chi ci crede

«La fede comincia là dove la ragione finisce».

(Soren Kierkegaard)

Durante la mia adolescenza ho avuto diversi problemi, sia perché non mi mancava l’intelligenza, anche se allora non lo sapevo, sia perché sono cresciuto in quel periodo in cui la tradizione millenaria che aveva resistito fino alla Seconda Guerra Mondiale stava frantumandosi in tantissime incertezze. Probabilmente, è traditionalcapitato anche a te qualcosa del genere, pur in tempi differenti.

Per me, in particolare, il problema era costituito dal contrasto tra educazione profondamente religiosa che avevo ricevuto, e la difficoltà nel metterla in pratica, soprattutto per il controllo di una sessualità che, in quanto adolescente era piuttosto ribelle. Avevo anche un Padre Spirituale, un sacerdote al quale confidavo i miei problemi dell’anima una volta la settimana, che tuttavia pSpiritnon sapeva darmi altro che comprensione e divieti, e c’erano periodi in cui mi sentivo in dovere di confessarmi anche più di tre volte al giorno. La cosa stava diventando ossessiva, ma il sacerdote cui facevo riferimento insisteva nel dirmi  che bastava pregare di più.

Finalmente, quando mi sono iscritto all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, per il corso di laurea in Pedagogia, ho trovato un docente che sembrava la risposta alle mie esigenze: sacerdote, insegnante di psicologia, e psicanalista. Ho scoperto che il professor Don Costante Scarpellini dirigeva un corso estivo per Orientatori Scolastici, e mi sono subito iscritto, frequentando con tanta passione da ottenere di poter effettuare il tirocinio necessario proprio presso il suo Centro di Orientamento Scolastico, a Bergamo. L’ho seguito sofaassiduamente, riuscendo ad averne la stima ed a trovare il coraggio per chiedergli di confessarmi. «Non posso: sei mio collaboratore, non sarebbe etico». Incassai, ma dopo un po’ tornai alla carica, chiedendo almeno di poter essere psicanalizzato… ma la risposta fu la medesima, per lo stesso motivo. Intanto studiavo per l’università e per la mia formazione personale. Ho discusso la tesi con lui come relatore, e fui anche assunto in pianta stabile presso il Centro di Bergamo, mentre i miei problemi si riducevano, ma non scomparivano del tutto.

Passava il tempo, ed è stato così che nel febbraio del 1974 mi sono trovato ad accompagnarlo a Venezia, per un incontro con i responsabili della Regione, in vista di un corso residenziale di formazione per Dirigenti di Comunità Agricole, del quale lui sarebbe stato il responsabile scientifico, ed io il direttore. Presentazione dei progetti, approvazione, e pranzo finale. Al rientro, il guidaprofessore guidava piuttosto nervosamente, in silenzio, ed io, da buon aspirante psicologo, sono andato a cercare se potessero esserci motivi che giustificassero quella che pensavo fosse tensione: così mi sono ricordato che al pranzo, la responsabile della Regione aveva affermato di non credere alla psicologia. Quindi mi sono fatto coraggio, ho rotto il silenzio, ed ho commentato «…certo, Professore, che deve essere seccante l’idea di dover lavorare con gente che non crede alla psicologia, come la nostra responsabile…». Scarpellini, sempre guardando bene la strada, (a quei tempi non c’erano limiti, e stava sfiorando i 180 all’ora),  mi dice, quasi soprappensiero «no… tanto, non ci credo nemmeno io, alla psicologia!». E, mentre  io cerco una risposta che non sia banale, lui continua: «…io non credo a niente!».

Anni e anni di attesa, di ricerca, di stima, di lavoro, di sacrifici, alla caccia di risposte, disastrosvaniti di colpo. I miei problemi di conflittualità tra psicanalisi e religione, tra sesso e peccato, che pensavo trovassero in quel Maestro una risposta almeno pratica, se non spiegata, sono crollati in un istante. La mente mi ribolliva, confusa. Non capivo più niente. Tutto falso? Tutto apparenza? Non osavo pensarlo, ma se fosse stata ipocrisia? Mi ero trasferito a Bergamo, per seguirlo, per imparare da lui, per capire come si possa fare. Invece, sull’autostrada tra Vicenza e Verona, tutti i miei problemi sono ripiombati nella loro drammaticità, tutte le mie speranze bruciate.

Tento un recupero… «ma… non crede nemmeno in Dio?» Sapevo che celebrava la Messa tutti i giorni, anche se non mi aveva mai permesso di parteciparvi, e speravo che almeno lì ci fosse un’eccezione alla demolizione delle mie speranze. «NO! nemmeno in Dio. Io NON CREDO A NIENTE». Era il disastro. Avevo inseguito una ricerca per nulla, e finalmente era almeno sincero, ma io mi ritrovavo EinSTcompletamente a terra. E il mio Maestro deve essersene accorto, anche perché, probabilmente, era lì che mi aspettava, forse da anni: «Io non credo a niente, perché IO SO. Non insegno la psicologia in cui credere, insegno la psicologia che continuo a studiare, a cercare di sapere sempre meglio. Credere è delegare, affidare agli altri. Sapere è assumersi la responsabilità». Avrei dovuto restare zitto, di fronte a queste parole che mi sono rimaste così impresse ancora 43 anni dopo… invece ho osato… « e per il Padreterno, come la mette? non mi dica che Lei ha anche la prova dell’esistenza di Dio!» «Certo! Io, per me, TinoScarpelsono la mia prova dell’esistenza di Dio: tu cercati la tua!»

Da allora, ho smesso di credere alla psicologia. O so, o sono ignorante. Ci sono tante cose che non so, alcune le approfondisco, altre mi riprometto di approfondirle, altre rimangono destinate a rimanere sconosciute. Ma tutto, e non solo la psicologia, è diventato una questione di sapere o non sapere… e continuare a studiare per sapere. Del mio grande Maestro, il professor don Costante Scarpellini, che ci ha lasciato il 20 luglio 2003, ho scritto qualcosina qui e qui perché si sappia di lui anche da parte mia.

Pubblicato da

Alessandro Zucchelli

vedi www.sanzuc.it